Nome Proprio Femminile

Alla minaccia di deflorazione-evirazione le triadi femminile contrappongono il proprio numero, il tre, simbolo della loro verginità-inviolabilità, e questo numero funge anche da strumento apotropaico. Sembrerebbe che la confusione ricalchi proprio quella infantile difronte all’enigma del pene femminile. In forte continuità con la discussione del femminismo della differenza sono anche l'accento portato sulla libertà femminile, di contro all'uguglianza, e sulla pratica del partire da sé, su cui si è innestato il lavoro sul sapere che nasce dall'esperienza e sulla filosofia come pratica filosofica e politica del simbolico.

Il mito di Paride e delle sue origini è come quello di tutti gli Eroi che, figli di re e nati da nobile famiglia, furono percepiti dal padre come una minaccia al suo potere, furono esposti appena nati, salvati miracolosamente e diventarono Eroi e salvatori del proprio popolo, spodestando il padre e prendendone il posto.

Paride Alessandro è “colui che difende”, questo è il suo nome, ovvero, è uno strumento apotropaico, come i serpenti dei mostri fallici pre – olimpici, il cui compito era difendere l’orifizio della vergine.

Pare proprio che le mele, anche se non fanno salire il colesterolo nel sangue, siano dei frutti estremamente pericolosi. Dando all’eroe troiano il frutto, ovvero il proprio corpo, gli si offrono. La scommessa natale di Diotima è stata quella di fare filosofia in fedeltà a se stesse e al proprio essere donne, da ciò l'intento di pensare filosoficamente la differenza sessuale, rompendo l'universalità e neutralità con la quale il discorso filosofico si è presentato, pur essendo storicamente e simbolicamente l'espressione del soggetto maschile. Come ci ha insegnato la psicoanalisi, le maggiori resistenze vengono attivate proprio per non riconoscere il significato esplicito della rappresentazione. Nel corso degli anni Diotima ha mantenuto e rafforzato questi tratti natali, definendosi non come il nome proprio di un "gruppo", ma come "nome comune" di una pratica di relazione tra donne. Abraham e Reik, i giganti della penetrazione psicoanalitica, sono inciampati nel proprio narcisismo maschile e non sono riusciti a riconoscere quello che avevano davanti agli occhi. Luce Irigaray, in particolare all'idea di un simbolico femminile e del riconoscimento della genealogia femminile. Come Eteocle e come Paride, Laoconte si pone a strumento apotropaico davanti all’orifizio femminile, e come loro ne paga le conseguenze.

Dal cadavere di Gilda emerge, proprio al centro del suo corpo, un enorme Rigoletto - pene.

Associazioni che hanno già svolto iniziative in collaborazione con Lega Pallavolo Serie A Femminile.

Egli è il Salvatore che redime le vergini dal proprio stato, proponendo loro il proprio pene, dopo che un rimosso peccato di masturbazione aveva fatto perdere loro il proprio.

La comunità filosofica femminile Diotima nasce presso l'Università di Verona nel 1983, per iniziativa di donne interne ed esterne all'università, con l'intento di "essere donne e pensare filosoficamente".

Madre Terra generò da sé stessa il Pitone, il proprio simbolo fallico, percepito come enorme dalla fantasia infantile.

Paride Alessandro, che era nato per “difendere”, come è chiaramente indicato dal suo nome e per gli antichi il nome era il destino, compie il suo Fato fungendo da strumento apotropaico, invece di sconfiggere (evirare) il fallo femminile ed esorcizzarlo, come avevano fatto invece gli altri eroi.

Nella storia di questi ultimi due eroi, che sono molto posteriori in rapporto ai primi, l’elemento dell’atto eroico compiuto in nome di tutta l’umanità viene soppresso e si condensa con il premio finale dell’atto eterosessuale. Rigoletto era nato come “La Maledizione”, allusione alla trama latente, quella dell’evirazione del pene femminile da parte del Padre. Anche gli esercizi erotici delle interpreti di rappresentazioni pornografiche in cui si vedono donne che manipolano serpenti, non sono altro che la raffigurazione della masturbazione femminile. Questo simbolo si chiarisce quando si nota che nella mitologia sia occidentale che orientale il serpente funge da simbolo della componente femminile. Poiché il numero tre è il simbolo del genitale maschile inviolato, il suo equivalente è quello femminile, uguale a quello maschile, non evirato dalla deflorazione, che nella fantasia infantile è considerata un atto di evirazione.

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